MATTERHORN: IL CERVINO DI LORENZO DELLEANI
La storia dell’alpinismo sul Monte Cervino
Il Monte Cervino (4.478 m), con la sua forma piramidale quasi perfetta, non è solo una delle montagne più iconiche delle Alpi, ma anche uno dei simboli assoluti dell’alpinismo mondiale. La sua storia alpinistica è fatta di sogni, rivalità, tragedie e conquiste tecniche che hanno segnato in modo profondo l’evoluzione della disciplina.
Un monte temuto e venerato
Per secoli il Cervino fu considerato inaccessibile. Le popolazioni locali lo chiamavano Gran Becca e lo guardavano con rispetto misto a timore: pareti ripidissime, creste affilate come lame, frane frequenti. Fino all’Ottocento, l’idea stessa di scalarlo sembrava quasi una sfida blasfema alla natura.
Con la nascita dell’alpinismo moderno nel XIX secolo, però, il Cervino divenne una ossessione per esploratori e scalatori europei, soprattutto inglesi e italiani.
La grande rivalità: Whymper contro Carrel
Il capitolo più famoso della storia del Cervino è senza dubbio la rivalità tra Edward Whymper e Jean-Antoine Carrel.
Carrel, guida di Valtournenche, tentava la salita dalla cresta del Leone (versante italiano).
Whymper, incisore e alpinista inglese, esplorava soprattutto il versante svizzero, lungo la cresta dell’Hörnli.
Per anni entrambi fallirono, spesso fermati dal maltempo o dalla mancanza di attrezzature adeguate. La tensione tra i due crebbe, trasformando il Cervino in un vero campo di battaglia simbolico tra nazioni e visioni dell’alpinismo.
14 luglio 1865: la prima ascensione e la tragedia
Il 14 luglio 1865, Whymper e la sua cordata raggiunsero per primi la vetta del Cervino dalla cresta dell’Hörnli. Era un’impresa storica: l’ultima grande cima alpina “vergine” era finalmente conquistata.
Ma la gloria durò poco.
Durante la discesa, una caduta trascinò quattro membri della spedizione nel vuoto. La corda si spezzò. Morirono in quattro, mentre Whymper e altri due sopravvissero. L’evento scosse l’Europa intera e trasformò il Cervino in un simbolo eterno del rischio alpinistico.
Pochi giorni dopo, anche Carrel raggiunse la vetta dalla cresta italiana, compiendo comunque un’impresa straordinaria.
Dopo il 1865, l’alpinismo sul Cervino entrò in una nuova fase:
Fine XIX – inizio XX secolo: apertura di nuove vie e perfezionamento delle tecniche di cordata.
1931: prima ascensione della parete nord, una delle più temute delle Alpi.
Seconda metà del Novecento: salite invernali, solitarie e in stile alpino sempre più puro.
Il Cervino divenne un laboratorio estremo dove testare resistenza, tecnica e filosofia dell’alpinismo.
Il Cervino oggi: mito e realtà
Oggi il Cervino è una montagna molto frequentata, soprattutto lungo la via normale svizzera. Tuttavia, resta tutt’altro che facile: il numero di incidenti dimostra che la sua fama può trarre in inganno.
Località come Breuil-Cervinia e Zermatt vivono all’ombra della montagna, che continua ad attirare alpinisti, guide e sognatori da tutto il mondo.
Un simbolo eterno dell’alpinismo
La storia dell’alpinismo sul Cervino non è solo una sequenza di imprese tecniche, ma un racconto umano: ambizione, paura, orgoglio, tragedia e rispetto per la montagna. Scalare il Cervino significa ancora oggi confrontarsi con la stessa domanda che animava Whymper e Carrel: fin dove può arrivare l’uomo senza perdere l’umiltà davanti alla natura?
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Nonostante il Cervino abbia decine di itinerari, alcune vie sono diventate classiche e rappresentano vere tappe della storia alpinistica.
Cresta dell’Hörnli (via normale svizzera)
È la via più frequentata e quella della prima ascensione del 1865. Tecnicamente non estrema, ma lunga, esposta e delicata, richiede grande esperienza su roccia mista. Molti incidenti avvengono qui per affaticamento, meteo improvviso o sottovalutazione.
Cresta del Leone (via normale italiana)
Più tecnica e alpinisticamente elegante, segue l’itinerario tentato da Jean-Antoine Carrel. Passaggi chiave come la Scala Jordan e la Cresta finale la rendono una salita completa e severa.
Cresta di Zmutt
Lunga, isolata e complessa, è considerata una delle creste più difficili delle Alpi. Richiede condizioni perfette e grande autonomia. È una via per alpinisti esperti, lontana dal “Cervino turistico”.
Le principali vie alpinistiche del Cervino
Parete Nord
Una muraglia di ghiaccio e roccia alta oltre 1.000 metri. La sua apertura nel 1931 segnò l’inizio dell’alpinismo estremo sul Cervino. Qui si sono misurati alcuni dei più grandi nomi della storia, spesso in condizioni limite.
Il Cervino è una delle montagne con il più alto numero di incidenti delle Alpi. Questo non per “cattiveria” del monte, ma per la combinazione di difficoltà oggettive, fama e sovraffollamento.
La tragedia del 1865
Il più celebre incidente avvenne subito dopo la prima ascensione: quattro alpinisti morirono precipitando durante la discesa. Questo evento cambiò per sempre la percezione dell’alpinismo, portando il tema della responsabilità e del rischio al centro del dibattito pubblico.
Incidenti del Novecento
Con l’aumento delle salite:
numerose cadute in discesa,
valanghe sulla parete nord,
congelamenti e sfinimento durante salite invernali.
Il Cervino divenne un banco di prova implacabile, dove anche alpinisti fortissimi pagarono errori minimi.
L’epoca moderna
Ancora oggi si registrano incidenti ogni stagione. Le cause principali:
cambiamenti improvvisi del meteo,
inesperienza tecnica,
eccessiva fiducia nella presenza di corde fisse e rifugi.
Il mito del Cervino resta affascinante, ma non ha mai smesso di chiedere rispetto.
La storia dei rifugi del Cervino
I rifugi del Cervino non sono solo punti d’appoggio: sono testimoni viventi della storia alpinistica.
Rifugio Hörnli
Situato alla base della cresta svizzera, è il rifugio più famoso del Cervino. Nato come semplice capanna alla fine dell’Ottocento, è oggi una struttura moderna e molto organizzata. Da qui partono la maggior parte delle ascensioni odierne.
Rifugio Duca degli Abruzzi
Costruito nel 1939 sul versante italiano, domina la conca di Cervinia. È il punto di partenza per la cresta del Leone e rappresenta uno dei simboli dell’alpinismo valdostano.
Rifugio Oriondé
Detto anche Rifugio Bellavista, fu uno dei primi veri rifugi di avvicinamento. Storicamente importante, oggi è meno centrale ma resta legato alla fase pionieristica delle ascensioni italiane.
Rifugio Carrel
Arroccato a oltre 3.800 metri, è uno dei rifugi più spettacolari e impegnativi delle Alpi. Intitolato a Jean-Antoine Carrel, rappresenta lo spirito più autentico e severo del Cervino: piccolo, esposto, essenziale.