IL MODERNISMO LITTORIO
Il Modernismo: crisi, sperimentazione, discontinuità
Il modernismo nasce tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo come risposta alla crisi dei valori tradizionali. Letteratura, arte, architettura e filosofia mettono in discussione il positivismo, la linearità del progresso e l’idea di un soggetto stabile e razionale. Autori come Joyce, Eliot, Woolf, Pirandello o Kafka esplorano la frammentazione dell’identità, l’alienazione urbana, l’instabilità del linguaggio.
Sul piano estetico, il modernismo è caratterizzato da:
rifiuto del realismo ottocentesco;
sperimentazione formale e linguistica;
centralità dell’esperienza soggettiva;
tensione verso il nuovo e il “non ancora”.
Questa spinta innovativa non è, di per sé, politica, ma nasce da una crisi profonda della civiltà europea, la stessa che alimenterà anche i movimenti totalitari del Novecento.
Il fascismo come progetto di modernità autoritaria
Il fascismo italiano si presenta come un movimento rivoluzionario e modernizzatore, pur fondandosi su un forte richiamo al mito, alla tradizione e all’ordine. Benito Mussolini e gli intellettuali del regime tentarono di costruire una “modernità alternativa”, capace di superare sia il liberalismo borghese sia il marxismo.
In questo senso, il fascismo non fu semplicemente reazionario: promosse una propria idea di modernità fondata su:
culto della tecnica e della velocità;
estetizzazione della politica;
esaltazione del collettivo rispetto all’individuo;
mito della nazione come organismo vivente.
Il regime cercò quindi di assorbire elementi del modernismo, soprattutto sul piano formale, mantenendo però un controllo ideologico rigido.
Modernismo e fascismo: convergenze e ambiguità
Il punto di contatto tra modernismo e fascismo si colloca soprattutto nel terreno culturale. Movimenti come il Futurismo italiano, con la sua esaltazione della macchina, della guerra e della distruzione del passato, rappresentano un esempio emblematico. Filippo Tommaso Marinetti vide nel fascismo la realizzazione politica dell’estetica futurista, anche se il regime finì per normalizzare e limitare le spinte più radicali del movimento.
In architettura, il razionalismo italiano tentò una sintesi tra modernità formale e monumentalità classica, producendo opere che incarnavano l’ideale fascista di ordine, potenza e razionalità. Tuttavia, anche qui il modernismo venne “addomesticato”, privato delle sue componenti più sovversive.
Tensione irrisolta: libertà contro totalità
Il nodo centrale del rapporto tra modernismo e fascismo risiede in una contraddizione fondamentale: il modernismo nasce come ricerca di libertà espressiva e critica dell’autorità, mentre il fascismo mira al controllo, all’uniformità e alla subordinazione dell’individuo allo Stato.