ALLA VITTORIA E ALL’ONOR SON GUIDA
La Storia
“Alla vittoria e all’onor son guida”
La storia delle Cavalleggeri Guide (19°) affonda le proprie radici nel cuore del Risorgimento italiano e si intreccia, senza soluzione di continuità, con l’evoluzione dell’Esercito e dello Stato unitario.
Le origini risorgimentali
Il primo Squadrone di Guide a cavallo nacque per volontà di Vittorio Emanuele II, su proposta del Ministro Segretario di Stato per la Guerra Alfonso La Marmora. Costituito in un periodo di rapida trasformazione politico-militare, lo squadrone venne impiegato quasi immediatamente durante la Seconda Guerra d’Indipendenza, distinguendosi per mobilità, audacia e capacità di ricognizione.
Con Regio Decreto del 23 febbraio 1860, il Re istituì ufficialmente il Reggimento di Guide, formato da un insieme eterogeneo ma altamente qualificato di uomini:
lo Squadrone di Guide del Regio Esercito Sardo;
lo Squadrone di Guide dell’Esercito Emiliano;
cavalieri lombardi provenienti dalla cavalleria austriaca;
sottufficiali e truppa dei più antichi reggimenti di cavalleria.
La missione del reparto era chiara e altamente specialistica: fornire ai comandi unità rapide, intelligenti e coraggiose, capaci di guidare le truppe sul terreno e condurle con sicurezza verso l’azione combattente.
Dalla cavalleria classica alle missioni coloniali
Nel 1866 il reggimento fu inquadrato nel I Corpo d’Armata del Mincio, partecipando alle operazioni della Terza Guerra d’Indipendenza.
Tra il 1877 e il 1878 contribuì alla formazione di reparti destinati alle prime operazioni coloniali italiane in Africa Orientale, dimostrando una notevole capacità di adattamento a contesti operativi completamente nuovi.
Il 16 dicembre 1897 segnò un passaggio formale importante: dopo varie denominazioni intermedie, l’unità assunse definitivamente il nome di Reggimento Cavalleggeri Guide (19°), consolidando una tradizione ormai riconosciuta nell’Esercito.
La trasformazione meccanizzata
Nel periodo tra le due guerre mondiali, le “Guide” furono protagoniste di un’evoluzione decisiva. Nel 1934 il reggimento diede vita ai primi Gruppi carri veloci, affiancando alla componente a cavallo reparti corazzati e assumendo temporaneamente il ruolo di Scuola carri veloci.
Già nel 1935, pur cedendo i gruppi carri alle Divisioni Celeri, il reparto mantenne la funzione di centro di eccellenza per la specialità, tornando successivamente alla configurazione montata.
La Seconda guerra mondiale e la dissoluzione
Allo scoppio della guerra, nel 1940, il reggimento operò alle dipendenze del Comando Superiore Truppe Albania, inquadrato nel Raggruppamento Unità Celeri.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, l’unità venne sciolta. Tuttavia, la tradizione delle “Guide” sopravvisse in reparti derivati che continuarono a operare durante la Guerra di Liberazione, adattandosi a ruoli logistici e di supporto al combattimento.
La rinascita nel dopoguerra
Il 1° aprile 1949 segnò la rinascita ufficiale: a Tor di Quinto, presso la Scuola di Cavalleria Blindata di Roma, venne ricostituito lo Squadrone di Cavalleria Blindata “Guide”.
Inserito nella Brigata Ariete, il reparto si trasferì a Casarsa della Delizia, evolvendo nel Gruppo Squadroni Cavalleggeri “Guide” (19°).
Dal reggimento di leva alle missioni internazionali
Il 1° aprile 1991 le “Guide” si trasferirono a Salerno, dove, pochi mesi dopo, tornarono a rango di reggimento con il nome storico di Reggimento Cavalleggeri Guide (19°). Nel 1992 l’unità completò la trasformazione da reggimento di leva a reggimento su base volontaria.
Da allora, il reparto ha preso parte a tutte le principali missioni internazionali nei Balcani svolte dalla Brigata Garibaldi, operando in Bosnia e Kosovo, oltre a precedenti impieghi in Somalia durante l’operazione IBIS.
Approfondimento finale
La storia delle Cavalleggeri Guide è un esempio emblematico di continuità militare: un reparto nato per guidare la cavalleria sul campo di battaglia che, nel corso di oltre un secolo e mezzo, ha saputo trasformarsi da unità a cavallo a reparto blindato moderno, senza mai perdere il proprio spirito originario.
Il motto “Alla vittoria e all’onor son guida” non rappresenta solo una tradizione araldica, ma riassume una vocazione costante: essere d’avanguardia, aprire la strada e indicare la direzione, ieri come oggi.